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IL COUCH SURFING
Il couch surfing (letteralmente “saltare da un divano all’altro”) è una piattaforma online su cui opera un'omonima rete di ospitalità: si potrebbe definire l’ultima frontiera del viaggiare low cost per amanti del turismo sostenibile.

Chi mette a disposizione una stanza o anche solo il divano di casa, chi un pezzo di giardino per piantare la tenda da campeggio. Il progetto si sviluppa a partire dal 2001 grazie al programmatore statunitense Casey Fenton con la finalità di mettere in comunicazione persone di qualsiasi regione del pianeta, classe sociale ed età, disponibili a scambiarsi ospitalità gratuitamente: se si decide, per esempio, di passare qualche giorno a Vienna, si cominciano a contattare i viennesi iscritti alla piattaforma finché non si riesce ad accordarsi con qualcuno su una qualsiasi forma di ospitalità.

Un'esperienza, quindi, che non solo offre la possibilità di viaggiare a costi molto bassi (in pratica, solo quelli per il trasporto), ma anche di conoscere gente in tutto il mondo, vivere nelle loro case, stringere amicizie, condividere un atteggiamento culturale.

Sistemazioni se ne possono trovare praticamente in ogni angolo del mondo, dato che la piattaforma conta ormai milioni di iscritti, di cui 115mila in Italia. In cambio dell'ospitalità si fanno lavoretti domestici, piccole commissioni o, soprattutto, ci si impegna a ospitare in un prossimo futuro colui o colei che hanno messo a disposizione un angolo della propria casa.

Non potevamo fare a meno, allora, di intervistare l’“ambasciatore italiano” del couch surfing, un vero viaggiatore a basso costo anche se, per la verità, sono molte più le volte che mette a disposizione il proprio alloggio per  amanti del turismo sostenibile di tutto il mondo: Alessandro Castelli.
«Il couch surfing mi ha cambiato la vita - dice Alessandro - ha reso il mondo molto più piccolo e più facile da conquistare. Nel 2004 stavo facendo una costosa vacanza a Cadice, quando mi è arrivata una newsletter che presentava questo nuovo progetto, una rivelazione!».

Non ha esitato a iscriversi il giorno stesso e solo qualche settimana dopo ha offerto la sua prima ospitalità a una turista canadese, mentre la sua prima meta da couch surfer è stata l’ecologica Amburgo in cui è ritornato anni più tardi.

«Col couch surfing ho scoperto un tesoro di culture, stili, tradizioni, usanze, punti vista… Anche se le persone che ho conosciuto non possono certo essere rappresentative di tutto un popolo o una cultura. In ogni caso, sono servite a farmi un’idea, specie se sono state loro a ospitarmi nei loro luoghi d’origine».

Recentemente Alessandro si è organizzato un tour di due settimane in Kirghizistan-Kazakistan-Tagikistan e Uzbekistan, sfruttando l’appoggio logistico di ragazzi che hanno ricambiato la sua ospitalità di torinese.

Tuttavia, il luogo che continua ad affascinarlo maggiormente è New York.
«È lo specchio dell’apologia consumistica: ma anche per questo ci si può trovare di tutto, specialmente a livello culturale. È un crogiuolo di razze, lingue, tradizioni, abitudini, codici, differenti e, qualche volta, opposti; ogni volta che ci ritorno vedo e apprendo qualcosa di nuovo: le vie e le strade sono in continua mutazione, sia le persone che i negozi cambiano, e al di fuori di Manhattan e Wall Street, i ritmi non sono così frenetici e nervosi come anch’io mi aspettavo la prima volta che vi sono approdato».

Sulla piattaforma del couch surfing, anche per motivi di sicurezza, a ogni utente corrisponde un “valore reputazionale” e quello di Alessandro è uno dei più alti in Italia, per numero di persone ospitate e l’affidabilità e la cortesia dimostrate testimoniate dai suoi ospiti.

Questo servizio ha anche un risvolto sociale, dato che rappresenta un’opportunità per chi è rimasto senza casa e può contare su un’ospitalità provvisoria, in attesa che si risolva la situazione d’emergenza.

Anche questo sistema, tuttavia, non è privo di problemi. Le ripetute assicurazioni da parte della direzione che la società che gestisce il portale sarebbe sempre rimasta non profit non hanno impedito la recente conversione in azienda for profit. Volontari, membri attivi, utenti storici e donatori che hanno aiutato a costruire CS (e a ricostruirla dopo che Casey Fenton aveva accidentalmente cancellato il database nel 2006 e quindi deciso di lasciar perdere), vedono come un tradimento morale (probabilmente anche con implicazioni legali) la trasformazione, tanto che Casey Fenton è già stato accusato di aver usato fondi per uso privato.

Per tutte le info: www.couchsurfing.org

Meno conosciuto e frequentato, ma con analoga offerta di servizi, è www.hospitalityclub.org

Per il turismo sostenibile: http://www.ecoturismoreport.it/it/00012/54/lecoturismo-e-unattrazione-fatale--ahime-per-lambi.html




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