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IL SENSO DEL TATTO
Il tatto è uno dei sensi più coinvolti in una corretta architettura sostenibile. Una scultura di Land Art a Taiwan ne propone il tema al centro di un quartiere residenziale. Anemone è un'opera d'arte e un'installazione architettonica ideata dallo studio Oyler Wu Collaborative con l'obiettivo di intrecciare l'esperienza estetica e il coinvolgimento tattile: una combinazione generalmente considerata off limits all'interno del mondo dell'arte contemporanea. Troppo spesso le installazioni d'arte sono considerate oggetti preziosi, quasi sacri: mentre sono destinate a essere apprezzate per la loro bellezza estetica, offrono poco in termini di interazione umana. In altre parole, sono destinate a essere viste e non sentite, vissute. Riconoscendo che l'impegno umano è uno dei fattori chiave per creare una ricca esperienza, Anemone è stato progettato con l'idea dell'interazione come uno dei suoi obiettivi fondamentali di progettazione.

A prima vista questa opera è destinata a essere vista come un oggetto relativamente semplice, elegante, costruito con materiali naturali, con ondulazioni sottili che avvolgono idealmente lo sguardo. A un esame più attento, tuttavia, si scopre che, proprio come un anemone di mare, la superficie è in realtà un accumulo di migliaia di aste flessibili e leggere.

Ciascuna delle aste è inserita nella struttura a profondità graduale, creando un effetto ondulato. Questa ondulazione in costante modifica ha uno scopo preciso: evocare un senso di curiosità per la costruzione, per il suo eventuale uso, per la sua tattilità, favorendo materialmente forme differenti e personalizzate di interazione. Gli elementi sono stati progettati con un obiettivo prioritario: favorire l'interazione con uno spazio differente, fatto con materiali toccabili da vicino e apparentemente inutile o senza scopo.

In realtà, solo in questo modo apparentemente solo artistico, si sviluppa nell'osservatore un rapporto diverso con l'architettura sostenibile nel senso più puro del termine: uno spazio fatto di materiali naturali, dove il modo in cui sono montati tra loro con forme sinuose e la maniera in cui queste di adattano all'uomo e allo spazio circostante sono alla radice dell'intero intervento.

Si tratta di una sorta di alfabeto formale e sensoriale che accompagna verso la comprensione, e in futuro magari anche la scelta, di linguaggi compositivi diversi, molto più vicini a una architettura attenta all'ambiente, al territorio, e alle persone che lo devono abitare.
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Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
e Antonella Cicalò

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