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ARCHITETTURA O SOSTENIBILITÀ?

Ricostruzione dello storico Colegio Maria Auxiliadora di Linares dopo il crollo del 2010.

La purezza delle scelte formali e la perfetta integrazione con il contesto urbano circostante farebbero pensare ad un edificio con una storia, un edificio cresciuto con il quartiere e che permane nella memoria della collettività. In un certo senso possiamo dire che tutto questo sia vero, ma i formalismi architettonici adottati ne denunciano la più recente realizzazione.  Questo  progetto si inserisce infatti nel programma di ricostruzione del complesso di edifici del Lycée Maria Auxiliadora, ricostruito a seguito del terremoto che ha colpito il Cile il 27 febbraio 2010.

Gli architetti Juan Paulo e Felipe Alarcón Carreño dello studio d'architettura SURco hanno avuto l’occasione di intervenire sul tessuto urbano costruito per completare e ricostruire ciò che era stato distrutto. Questo ha permesso anche di donare nuova logica all’intero complesso, che nel tempo, aveva subito numerose modifiche senza rispettare alcun un programma edilizio.

Con la ricostruzione è stato quindi possibile stabilire un nuovo preciso ordine nella distribuzione,  riorganizzando gli spazi e le funzioni interne, integrandole ed ampliandole nel modo ottimale.
Icona del nuovo complesso, la soluzione d’angolo della costruzione possiede un forte impatto visivo: due elementi architettonici, un frontone in acciaio corten e una facciata vegetale, dialogano, creando uno scenografico punto di accesso a doppia altezza. Cromaticamente il frontone richiama i mattoni della vicina Cattedrale cittadina, mentre il prospetto vegetale media il passaggio dall'edificio allo spazio verde della piazza del Mercato.

L’angolo si smaterializza accogliendo il pedone e fungendo da spazio diaframma tra la città e l’edificio, mediazione tra la scala pubblica e quella del Liceo. Si creano così numerosi scorci e punti d’osservazione tra l’interno e l’esterno, che portano a considerare l’edificio come il contenitore di uno spazio per la collettività e la città come un prolungamento dei suoi ambiti interni.

I progettisti non hanno in alcun modo cercato di modificare l’assetto urbano per evidenziare la propria opera, ma hanno cercato di seguire gli assi esistenti dei padiglioni interni, assecondando la disposizione planimetrica trapezoidale dell’isolato, conformazione tipica della città di Linares.

La soluzione è stata totalmente in linea con un budget limitato messo a disposizione da fondi del governo per la ricostruzione,  tuttavia, proprio questo, ha fatto orientare gli architetti verso una scelta poco green come quella del cemento.

A differenza degli altri materiali impiegati infatti, come l’acciaio cortén, il vetro  e il legno, non  possiamo dire che il cemento sia sostenibile.  Per le sue caratteristiche fisico-tecniche, è infatti sconsigliato in bioedilizia a causa della scarsa traspirabilità e l’elevata conducibilità termica. Inoltre trattiene l’umidità ed è facilmente aggredibile dagli agenti atmosferici, tuttavia per i costi contenuti, continua ad essere scelto.

Compositivamente, socialmente, economicamente  ed eticamente il progetto di SurCo merita un dieci, ma  quando architettura e sostenibilità diventeranno finalmente sinonimi?

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Dalla chiocciola al green building


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