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UNA CASA PER MOSE
A Venezia un esempio di recupero edilizio in architettura sostenibile di grande effetto per ospitare la centrale operativa del MOSE.

Arsenale di Venezia: una sequenza di spazi vuoti temporaneamente occupati da navi da costruire, riparare, o semplicemente custodire. Questa la sua destinazione d’uso storica, oggi  rivoluzionata, poiché è diventato in gran parte il quartier generale che ospita le tecnologie che controllano il traffico e le nuove aperture del porto di Venezia in seguito alla attivazione del progetto MOSE. L’Arsenale è quindi diventato una sorta di cervello per gestire il traffico come spiega il suo nuovo nome: HBB Habour Brain Building.

A parte alcune sale riunioni e uffici, gli abitanti reali di questo spazio sono i computer che  gestiscono il traffico del porto. Il progetto di recupero edilizio, seguito dallo studio C+S Associati, di Venezia, prevede anche una struttura in ferro corten progettata all'interno dello spazio quadrato delle Tese dell’Arsenale, una costruzione del Cinquecento progettata da Jacopo Sansovino. In questo grande totem di acciaio arrugginito sono stati inseriti, dopo la demolizione di tramezzi interni, tutte le installazioni tecnologiche e i terminali, collegati anche a uno spazio sotterraneo.

La ristrutturazione è stata portata avanti con attenzione conservativa di tutte le textures e i materiali naturali recuperabili. Le atmosfere sono intatte. Le pareti sono ancora visibili sotto uno strato sottile di intonaco, come anche le capriate e le travi in legno lasciate a vista come in origine. 

Rispetto all’assetto originale degli spazi, un nuovo elemento sono le vetrate interne, poste per dividere gli spazi senza negare luminosità agli ambienti e consentendo di traguardare con lo sguardo tutto lo spazio delle Tese senza perderne la maestosità.

Una parte del tetto è stato tramutato in una contemporanea "lanterna di luce" fatta di celle fotovoltaiche (utilizzate per la prima volta per un progetto di recupero architettonico nel centro di Venezia),  che assieme a un sistema di pompe geotermiche, funzionano come fonti di energia rinnovabile per la HBB utilizzando i più sofisticati dispositivi tecnologici applicati nell’architettura sostenibile.

Le soluzioni tecnologiche cercano in questo modo di porsi all'interno della memoria dell’edificio, si fondono con esso. In questo caso per esempio le celle fotovoltaiche hanno due funzioni,  sia come produttrici di energia rinnovabile (la potenza massima è di 4,8 kWp) sia come frangisole. Per la climatizzazione del piano terra è stato inserito un impianto centrale di riscaldamento con pompe collegate a un impianto geotermico (60 metri di profondità), anch’esso sperimentato a Venezia per la prima volta. 

Tutte queste soluzioni hanno consentito di mantenere gli spazi vuoti come in origine: le installazioni tecnologiche sono presenti ma non sono invasive in questo progetto dove appaiono solo piccole macchie circolari di ottone sul pavimento di legno, che in realtà sono terminali elettrici in grado di essere aperti per eventuali ispezioni, diventando così elementi architettonici fusi nel progetto.

Il trattamento dell'aria è costituito da due piccole centrali nel piano interrato. I canali d'aria sono posizionati sotto il pavimento galleggiante con le uscite dell'aria poste lungo le pareti mentre l'aria in arrivo è posizionata sul bordo del volume in corten. La sala computer server si trova sottoterra, a causa delle severe norme relative alle condizioni  richieste dai dispositivi (22°C e 45% di umidità). 

Tutti questi dettagli tecnici li abbiamo elencati proprio perché nella percezione visiva non ne rimane alcuna traccia. Per dire che la sostenibilità tecnica di un intervento convive in maniera naturale con il rispetto storico degli spazi.

Per approfondimenti:   
http://web.cipiuesse.it/

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Dalla chiocciola al green building


Architettura Sostenibile


di Isabella Goldmann
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