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BUONI PROPOSITI
Inutile nasconderlo: il vero nuovo anno inizia dopo la lunga pausa estiva dal lavoro. E come tutti gli inizi, è accompagnato da nuovi ferrei propositi. Che fine sono destinati a fare? Possiamo fornire molte risposte, a seconda del tempo che concediamo a ogni proposito per finire nel cestino.

Secondo una ben nota ricerca della Università di Hertfordshire, tornati dalle vacanze ci presentiamo generalmente alla nuova vita con cinque gettonatissime convinzioni lapidarie: che riusciremo a perdere peso, a fare più esercizio fisico, a smettere di fumare, a fare tutto il lavoro previsto nei tempi giusti senza ridursi all'ultimo momento, e a lavorare sostanzialmente meno. Tutto questo perché fortissimamente lo vogliamo, e abbiamo deciso stavolta di impegnarci davvero.

Non ci riesce quasi nessuno anche se, immancabilmente, ogni anno ci riprova. Il motivo per cui solo in terzo degli stakanovisti riesce (parzialmente) nell'intento è perché ha messo in pratica una furbizia che, a pensarci bene, è il segreto di ogni successo: la politica dei piccoli, anzi, piccolissimi passi.

Devo perdere 5 chili? Entro questa settimana voglio perdere un etto. Se ci riesco, faccio una festa (magari non a base di lasagne...). E via di questo passo.
Devo leggere 840 fascicoli entro lunedi? (oddio, se mi trovo in questo stato, forse i problemi sono più di uno, e di varia natura...): ne leggo tre al giorno, e gli altri...pazienza. Il segreto sta nel scegliere i tre giusti ogni giorno, ossia quelli che tra tutti, portano il beneficio maggiore.

Come diceva Oscar Wilde, «i buoni propositi sono inutili tentativi di interferire nelle leggi scientifiche». Ma lo diceva solo perché quando facciamo un buon proposito, questo di solito è gigantesco e quasi inarrivabile.

Se ci persuadessimo finalmente di non essere un dio (per molti questo potrebbe rappresentare un problema), scopriremo la gioia della finitezza, ossia la sorpresa di avere un limite. Nulla di più rassicurante.

Dietro il concetto di limite si declina l'essenza tutta della Natura nella sua espressione più nobile. Tutta l'evoluzione, a qualunque cosa si riferisca, si basa sull'allontanamento o estensione del limite, ma non nella sua negazione. In parole povere, dato un obiettivo importante, questo va frammentato in obiettivi consecutivi di breve periodo, molto piccoli e ravvicinati. Da accompagnare sempre con un piccolo premio. Piccolo, e possibilmente virtuale: un sorriso, un buon film, una bella telefonata, un bagno caldo.

Non basta? Allora è questo il territorio su cui dobbiamo lavorare di più: scoprire che un premio, per essere considerato tale, non è necessario che sappia di cioccolato, che abbia il tacco 12 o che contenga le ultime app.
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Dalla chiocciola al green building


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