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LA QUALITA' PERDUTA E IL MEDIOEVO INTERIORE
Stiamo passando uno dei periodi più bui della nostra storia recente. Ma per non tornare indietro in maniera irreversibile abbiamo una sola strada: difendere la qualità. È l'azione di forza più importante che ognuno di noi è chiamato a fare in questo periodo drammatico della nostra economia.

In un momento in cui il rientro dai colossali debiti dello Stato vede impegnata tutta la società civile con tutte le proprie risorse, ognuno di noi ha un ruolo strategico determinante per la riuscita di uno sforzo che, se non gestito con occhio vigile, rischia di azzerare il lavoro di generazioni.

Lo sviluppo della ricerca, della tecnologia e della qualità contraddistinguono oggi la società contemporanea, e il mercato è il luogo dove tutto questo trova il giusto alimento.

Se io studio, lavoro, produco un buon risultato frutto di un impegno serio e continuativo, questo prodotto deve essere riconosciuto con un giusto prezzo. Questo ricavo mi permetterà di continuare a migliorarmi e a presentare domani un prodotto ancora migliore.

Questo meccanismo cosi apparentemente elementare è l'elemento più a rischio oggi in Italia.
La crisi, e la paura che questa sia solo all'inizio, sta sovvertendo i comportamenti più virtuosi a tutti i livelli del mercato. Il successo dei discount alimentari ne è una riprova più che evidente e immediata. La madre di famiglia che inizia a considerare interessante il fatto che, per risparmiare, ci si possa procurare qualche materia prima di qualità inferiore, non è altro che un microcosmo rappresentativo di quello che sta accadendo ovunque sul mercato.

I criteri di aggiudicamento delle gare, la rosa di candidati da interpellare per una fornitura di qualsiasi tipo, oggi è governata dal prezzo più basso. Quando questo accade, e soprattutto si consolida sul mercato questo atteggiamento come quello vincente, la concorrenza diventa spietata perché chiunque può accostarsi al banchetto, e quelli che vincono vengono selezionati su un criterio che in una società sana li escluderebbe a priori: la mancanza di qualità.

Se ci troviamo in questa situazione è perché per troppi anni in Italia abbiamo respirato mediocrità: da noi il merito non è la prassi. Da noi quello che conta è la "affidabilità", la "fedeltà", il fatto che qualcuno "garantisca" per chi prendiamo a lavorare per noi, e soprattutto il prezzo basso.

Su come lavora non indaghiamo, se ce l'hanno garantito vorrà dire che lavora bene, e il prezzo che ci fa è basso non perché lavora male ma perché è di favore.

Non siamo mai usciti dalla società delle corporazioni che ha caratterizzato tutta la nostra storia, dal Medioevo a oggi. In una situazione del genere, se sei troppo bravo disturbi, perché sei intelligente, fai domande, chiedi risposte, e oltretutto costi.

Questa equazione perversa, che con l'aiuto dell'Europa stavamo cercando di sradicare introducendo lentamente la qualità e il merito, è quella che subdolamente sta rientrando dalla finestra, forte della paura generalizzata del futuro. Oggi per un tozzo di pane sul mercato si sta iniziando a trovare di tutto: case, attività commerciali, consulenze, forniture. Pur di non fallire, si vende sottocosto e si accettano tutte le condizioni.

Ognuno di noi, se si inserisce e promuove questo ingranaggio, sia come compratore che come venditore, compromette la nostra guarigione e reintroduce definitivamente il Medioevo interiore da cui pensavamo di essere (quasi) fuori.
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